Sede dell'Istituto

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La sezione di Archivio di Stato di Pescia, nella sua appena quarantennale esistenza, ha già avuto quattro sedi diverse prima di approdare alla attuale. Infatti, dopo un primo periodo di tre anni in cui il nucleo documentario iniziale continuò ad essere custodito dal comune di Pescia nel palazzo Galeotti, in piazza S. Stefano, nel 1962 la documentazione fu trasferita al piano terreno del palazzo Benedetti, situato in via Amendola, dove ha coabitato con la scuola media statale Giuseppe Giusti fino al 1967. In quell'anno fu operato il trasferimento in un palazzo lungo il fiume, di proprietà degli Asili Infantili di Pescia, preso in affitto dall'Amministrazione Statale. Sempre in affitto, ma da privati, è la sede successiva, in un condominio sul viale Europa, dove l'archivio si trovava dal 1985. Nell'aprile del 2000 è stato operato il trasferimento nella attuale sede, in piazza XX Settembre, in un palazzo nato come Casa del Littorio e ora di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali, che ne ha effettuato il restauro ad opera della Sovrintendenza per i beni architettonici della Toscana.

L'edificio viene costruito nella seconda metà degli anni '20 del secolo scorso per rispondere "a pieno - come si esprime il segretario politico del fascio pesciatino Renato Fabbri - alle esigenze di un fascio importante come il nostro, convergendo in esso tutte le attività di questa vasta e popolosa zona...". La nuova casa del Littorio, progettata dall'ingegnere Umberto Cappelli, fu realizzata tra il 1926 e il 1928, secondo semplici linee architettoniche che compongono una costruzione a due piani, a pianta rettangolare, mossa solo sul fronte principale, al cui centro una cornice aggettante e leggermente sopraelevata racchiude il grande arco dove si apre l'ingresso con una gradinata ed il soprastante finestrone che affaccia su un terrazzo poligonale. Il gusto vagamente art décò dei particolare architettonici si fonde con gli stilemi dell'ideologia fascista che si esprimono principalmente nei bassorilievi tra le finestre, nei fasci e nelle aquile ai lati e sopra l'ingresso, all'esterno, e nei fasci che compongono i piedritti degli archi e nei soggetti delle pitture ispirate al mondo del lavoro agricolo e manuale, all'interno.

Inaugurata il 28 luglio del 1929, alla presenza del segretario del PNF Augusto Turati e del gerarca toscano Renato Ricci, la casa del fascio pesciatina continuò a funzionare fino alla caduta del fascismo quando l'edificio venne requisito dal demanio e dopo alterne vicende destinato a sede degli uffici periferici dell'amministrazione finanziaria. All'inizio degli anni '80 l'abbandono dell'edificio da parte degli uffici finanziari determinò un rapido degrado sanato solamente dall'interessamento da parte del Ministero per i beni culturali che ne prospettava l'utilizzo come sede della locale sezione di Archivio di Stato.

Il progetto di recupero, effettuato dall'ing. Luciano Marchetti e, per le pitture murali e le decorazioni dall'arch. Francesca Nannelli, della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze, Pistoia e Prato, si è sviluppato a partire da un duplice livello di analisi, quella storica, volta ad accertare lo stato originario delle opere e quella strutturale per individuare le cause del dissesto ed i rimedi per garantire la conservazione del bene.

La nuova destinazione a sede della sezione di archivio se da un lato ha potuto garantire quelle condizioni di uso e di manutenzione che assicurino il mantenimento dell'immobile, dall'altro necessita di ambienti specifici destinati al deposito dei documenti, di spazi ad uso pubblico e di uffici. Il problema maggiore nasceva dalla necessità di avere ampi spazi destinati a depositi, per questo si è deciso di ampliare in maniera consistente il piano interrato. Definito lo spazio per i depositi, si sono individuare i locali da destinare ai servizi per il pubblico; la scelta era condizionata dalle destinazioni originali e, quindi, il grande salone centrale, recuperato in tutto il suo volume originario, è stato destinato a sala di lettura, le due sale laterali prospicienti il fiume sono anche esse destinate a servizi per il pubblico e, nelle due prospicienti la piazza sono stati ricavati, a destra, un deposito per i materiali di particolare pregio ed a sinistra il completamento dei sistemi di collegamento verticale. Al primo piano, la biblioteca e gli uffici occupano le sale disponibili ormai prive delle tramezzature originarie.

Lo spirito dell'intervento è stato quello di privilegiare il ripristino della caratteristiche formali e spaziali che il progettista aveva voluto creare, nelle parti ove queste erano ancora riconoscibili. Le integrazioni con elementi nuovi, ma che ad esse si potessero ricondurre, pur distinguendosi, sono state limitate alle parti ove la nuova destinazione o le precedenti manomissioni non consentivano dei ripristini accettabili.

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